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La critica

Biral pubblicava poco: una decina di articoli e due libri in trent’anni. Ben piccola cosa rispetto ai normali ritmi di produzione universitaria. Soprattutto, però, Biral scriveva in modo non accademico, nel senso che la sua prosa era densa eppure limpida, esplicativa (l’epifenomeno di una dottrina autentica, realmente posseduta) e le sue idee erano irriducibili ai filoni del dibattito filosofico-politico alla moda. Perché il suo pensiero non si svolgeva nella dimensione moderna della teoria e della critica, delle opzioni di scuola e del dibattito intellettuale, ma nella dimensione inattuale della parafrasi, della ricostruzione, della chiarificazione degli autori classici (Platone, Aristotele, Montaigne, Hobbes, Rousseau, Kant).

Non è dunque un caso se l’introduzione al suo Platone e la conoscenza di sé (pubblicato postumo nel 1997), inizia con una lunga citazione di Montaigne contro il pullulare delle interpretazioni: “Si prova per esperienza che tante interpretazioni dissolvono la verità e la distruggono… C’è più da fare a interpretare le interpretazioni che a interpretare le cose e ci sono più libri sui libri che sugli argomenti: non facciamo che commentarci a vicenda. Tutto pullula di di commenti; di autori c’è grande penuria” (Montaigne, Dell’esperienza, in Saggi).

Proprio per il procedere del suo pensiero al di fuori dei territori dell’accademia, della critica, delle mode filosofiche e dell’opinione pubblica, gli scritti di Biral sono stati accolti dalla ‘filosofia ufficiale’ con un fragoroso silenzio.
Uno scritto importante per comprendere il contributo dato da Biral per quello che il prof. Giuseppe Duso definisce un “ripensamento critico del pensiero politico moderno” è la premessa scritta dallo stesso prof. Duso al libro Storia e critica della filosofia politica moderna, Franco Angeli, 1999, nel quale sono stati riuniti saggi scritti da Alessandro Biral nell’arco di una quindicina d’anni e pubblicati in varie sedi.
Ma per comprendere lo stile extra-ordinario con cui Biral faceva filosofia possono essere utili l’articolo scritto dal prof. Umberto Galimberti per il quotidiano La Repubblica e quello pubblicato da Bruno Accarino sulla rivista T YSM in occasione dell’uscita di Platone e la conoscenza di sé.

Va infine citato il volume a più voci intitolato, Che cos’è la politica? Dialoghi con Alessandro Biral, Il Prato, 2006 pubblicato,  a dieci anni dalla morte, dal gruppo di amici e di allievi riuniti nell’Associazione “Alessandro Biral”; volume che contiene testimonianze di amici, di colleghi, di allievi nonché di quelle sensibilità che hanno saputo avvicinarsi a Biral attraverso i suoi scritti, e che già nel titolo indica di non voler essere una celebrazione, ma un modo di mantenere viva la presenza di Alessandro Biral, attraverso un confronto, anche aspro, con il suo originale modo di pensare la politica, mai sciolto dalla vita.

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